PROGETTO

MATRICI IDENTITARIE:

raccontare per reinventare luoghi e comunità

Il laboratorio ha avuto lo scopo di fornire ai giovani stimoli e strumenti di lettura multidisciplinare del territorio di appartenenza, attraverso la raccolta di memorie individuali e collettive, testimonianze, saperi artigianali ed altri elementi di caratterizzazione, e raccontarle mediante tecniche di innovazione digitale e marketing territoriale. Coinvolgere ed interpellare i giovani in quanto users del territorio, attuali e futuri, non ha significato solo esplorare il sistema delle relazioni e delle interazioni, ma ha anche sviluppato uno strumento utile per la comprensione, la sensibilizzazione e l’integrazione socio-culturale con il territorio di appartenenza.

L’osservazione sull’uso degli spazi e sulle risorse che li circondano ha trovato espressione nell’ utilizzo del digitale, attraverso cui il contesto reale si fonde con il virtuale per dar vita ad un habitat denso di “tracce” visive, storiche, emozionali e sensoriali, riassunte in mappa digitale comune con più livelli di lettura. Per realizzarla si sono effettuate in un primo momento sopralluoghi sul territorio che, sono stati necessari per la lettura di elementi ed usi dello spazio significativi, stimolando riflessioni ed osservazioni sui luoghi osservati. Gli elementi, definiti “sensation points”, identificano quindi delle “personal flags” e possono essere: spazi abbandonati o in situazioni di degrado che meritano di essere migliorati per le loro potenzialità, luoghi della memoria, spazi della socializzazione, luoghi della cultura, luoghi che regalano positività o che al contrario trasmettono emozioni negative, luoghi e monumenti di pregio, simboli, persone e storie del passato, luoghi degli antichi mestieri, etc. Le informazioni selezionate e raccolte tramite foto, interviste o video, sono state trasferite prima su una mappa cartacea, specchio del punto di vista dei giovani e successivamente tradotta in formato digitale.

Gli elementi chiave del mapping, inoltre,hanno costituito una rete di QR code collocati presso i luoghi e i riferimenti urbani, direttamente collegati con i canali internet. Strumenti digitali open source come Google Map e Open Street Map hanno aperto alla possibilità di contribuire alla creazione di cartografia digitale, non più solo strumento passivo di orientamento e localizzazione, bensì spazio interattivo capace di contenere differenti linguaggi (video, immagini, testi ed ipertesti etc.) e grazie a cui l’esplorazione urbana è divenuta rappresentazione di luoghi e comunità, di relazioni tra le persone e tra queste e l’ambiente. L’individuazione, infatti, non ha riguardato soltanto le risorse naturali, storico-artistiche e architettoniche, ma anche i flussi, gli aspetti immateriali come i saperi, le memorie, i modi di vivere, le tradizioni di grande valore.

L’esito più significativo di questo percorso è stato diventare il punto di partenza di azioni di co-design, progettazione collaborativa, autocostruzione di spazi pubblici o della quotidianità da usare, ri-usare e condividere; in tal senso lo scopo è stato quello di vita ad esperienze pratiche ispirate ai temi della rigenerazione urbana. Insieme ai ragazzi, è stato individuato uno spazio esito dello studio e delle osservazioni derivanti dalla mappa condivisa. Attraverso lo strumento del patto di collaborazione, l’amministrazione comunale ha affidato lo spazio ai ragazzi che sono diventati i protagonisti attivi di un’azione di riciclo creativo e di di riuso come pratica virtuosa perché spontanea, informale e collettiva.

L’azione condivisa tramite “operazioni culturali leggere” ha stimolato nei giovani la progettualità e la capacità di dar forma alle idee creative, legato ad un’idea più ampia di “riciclare lo spazio” per generare sostenibilità e ripensare a modelli di comunità resilienti che sappiano reinventarsi, riattivarsi e ricreare nuovi rapporti con l’ambiente e il paesaggio, ma anche di innescare forme di reazione agli scenari di declino.